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COUNSELING FILOSOFICO E MEMORIA DEL DOLORE

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(@natyan27)
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COUNSELING FILOSOFICO E MEMORIA DEL DOLORE

"Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore." (Lord Byron)

A prima vista, l’aforisma sembra una constatazione amara della natura asimmetrica dei ricordi. La felicità, una volta svanita, si trasforma in una pallida eco, incapace di suscitare le stesse emozioni intense del passato. Il dolore, invece, conserva intatta la sua capacità di ferire, ripresentandosi alla mente con la stessa virulenza del momento originario.

Nella depressione, questa asimmetria si amplifica. Il depresso tende a rimuginare sui ricordi dolorosi, che si ripresentano con una vivida intensità, alimentando sentimenti di tristezza, colpa e disperazione. I ricordi felici, al contrario, appaiono lontani e sbiaditi, incapaci di contrastare l'ondata di negatività. In questo senso, l'aforisma coglie una dinamica tipica della sofferenza depressiva.

Ma è davvero sempre così? Non è forse vero che i ricordi felici, in alcuni casi, possono offrire un barlume di speranza, un rifugio momentaneo dalla sofferenza? Non è forse vero che il ricordo di un momento di gioia condivisa, di un abbraccio, di una risata, possa infondere coraggio e resilienza?

Prendiamo allora in esame il concetto di "ricordo selettivo":

Tendiamo a ricordare gli eventi in modo selettivo, privilegiando le informazioni che confermano le nostre convinzioni attuali. Nella depressione, questo meccanismo si traduce in una polarizzazione dei ricordi, con una predominanza di quelli negativi. Ma forse, con un po' di sforzo, potrebbe essere possibile rievocare anche i ricordi positivi, allenando la memoria a non focalizzarsi solo sul dolore.

L'aforisma di Byron sembra presupporre che il ricordo del dolore sia sempre uguale a se stesso, immutabile nel tempo. Ma non è forse vero che il dolore, come tutte le esperienze umane, sia soggetto a trasformazione? Non è forse vero che, con il tempo, impariamo a convivere con il dolore, a dargli un nuovo significato, a trasformarlo in una cicatrice, in un segno di resilienza?

Sicuramente l'aforisma di Byron ci offre una riflessione suggestiva sulla natura dei ricordi e sulla loro influenza sulla nostra vita emotiva. Tuttavia, mi sembra che l'affermazione vada contestualizzata.

Il dolore, pur essendo persistente, può essere trasformato dalla nostra capacità di reagire anche di fronte alle peggiori difficoltà.

Tratto dal Corso: Counseling Filosofico – Diventa Consulente Filosofico

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