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La Bambola di Nome Bobo – natyan Studio Gayatri Monza

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(@natyan27)
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La Bambola di Nome Bobo – natyan Studio Gayatri Monza

https://www.youtube.com/watch?v=aWubWbJHFwg

L'esperimento di Albert Bandura, condotto negli anni '60 e spesso chiamato l'esperimento della bambola Bobo, mirava a studiare come i bambini apprendono comportamenti aggressivi attraverso l'osservazione e l'imitazione.

Ecco una sintesi dei passaggi principali:

I partecipanti: Bambini in età prescolare vennero divisi in diversi gruppi.

La manipolazione: Un gruppo osservava un adulto che si comportava in modo aggressivo nei confronti di una bambola gonfiabile chiamata Bobo (la picchiava, la prendeva a calci, la insultava).

Un altro gruppo, invece, osservava un adulto che interagiva in modo non aggressivo con la bambola.

Un altro gruppo ancora, infine, non osservava alcun adulto interagire con la bambola.

Dopo aver osservato l'adulto, i bambini dei vari gruppi, venivano condotti in una stanza con vari giocattoli, inclusa la bambola Bobo, per essere osservati dai ricercatori, allo scopo di valutarne le reazioni.

 I risultati: I bambini che avevano osservato l'adulto aggressivo mostravano una probabilità significativamente maggiore di manifestare comportamenti aggressivi simili nei confronti della bambola Bobo. Non solo imitavano le azioni specifiche dell'adulto, ma inventavano anche nuovi modi per aggredire la bambola e qualcuno anche per aggredire gli altri bambini.

I bambini che avevano osservato l'adulto non aggressivo o che non avevano interagito con nessun adulto, invece, risultavano essere molto più tranquilli.

L'esperimento di Bandura fornisce un modello potente per comprendere come l'odio possa diffondersi e "contagiare" sia i bambini sia tutti coloro che frequentano i social.

I social media, infatti, sono pieni di contenuti che esprimono odio, intolleranza e aggressione verbale verso individui o gruppi. Figure pubbliche, commentatori anonimi e persino i nostri contatti possono involontariamente fungere da "modelli aggressivi".

Gli utenti, di qualunque età, ma specialmente i più vulnerabili, possono osservare questi comportamenti ostili e interiorizzarli come modi accettabili o addirittura desiderabili di interagire. Vedere ripetutamente messaggi d'odio può desensibilizzare e normalizzare tali comportamenti.

Proprio come i bambini nell'esperimento di Bandura imitavano l'adulto, gli utenti dei social media possono imitare i comportamenti aggressivi che vedono e questo può manifestarsi nel rilanciare messaggi d'odio, nell'unirsi a "linciaggi" online o nel creare contenuti simili.

L'anonimato e la distanza offerti dal mondo online possono ulteriormente disinibire comportamenti che non verrebbero messi in atto nella vita reale.

Quando un messaggio d'odio riceve dei "like", molte condivisioni o commenti di supporto, questo funge da rinforzo sociale per chi lo ha pubblicato e per chi lo osserva. Tale rinforzo può aumentare la probabilità che comportamenti simili vengano ripetuti e imitati da altri utenti.

In sintesi, l'esperimento di Bandura ci mostra come l'esposizione a modelli di comportamento aggressivo possa portare all'apprendimento e all'imitazione di tali comportamenti.

Trasportato nel contesto dei social media, tutto ciò suggerisce che l'esposizione continua a contenuti che esprimono odio e aggressività verbale possa contribuire alla sua diffusione e normalizzazione tra gli utenti.

Un singolo atto di odio online può essere osservato, imitato e amplificato, proprio come il comportamento dell'adulto con la bambola Bobo che ha influenzato le reazioni dei bambini.

Tratto dal Corso: Counseling Filosofico – Diventa Consulente Filosofico

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natyan

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