Sono in molti a ritenere che sia possibile diagnosticare con precisione e accuratezza le malattie della gente che si affida alle tecniche Reiki.
Tutto ciò fa parte delle tante motivazioni che fanno cassetta.
A chi non farebbe comodo essere una specie di Mago Merlino?
Un colpo di bacchetta magica e voilà, sai tutto, prevedi tutto e risolvi tutto!
Purtroppo non è così e, comunque, per chi ancora non lo sapesse, commetterebbe un atto illegale e sarebbe passibile di denuncia chiunque si azzardasse a fare diagnosi a naso senza averne l’autorizzazione.
Molti mi dicono: “Ma quando sento un forte calore alle mani appoggiandomi su una parte del corpo, piuttosto che un’altra, non vuol forse dire che in quel punto ci sia uno squilibrio energetico?”
I motivi per cui sentiamo più calore in certe zone possono essere molti.
Lo sai che se appoggi la mano destra su un pezzo di alluminio, e la mano sinistra su un pezzo di legno, che abbiano la stessa identica temperatura, sentirai più fredda la mano che ha preso contatto con l’alluminio?
Eppure i due elementi, come già detto, hanno la stessa e identica temperatura!
Ciò significa, nel caso dei trattamenti Reiki, che il calore di una zona del corpo potrebbe essere giunta, come accade per il legno, alle nostre mani, in modo più veloce rispetto ad altre zone, pur avendo la stessa temperatura.
Da ciò molti deducono che una parte localizzata del corpo sia più infiammata di un’altra, ma ne siamo poi così certi?
Potremmo essere semplicemente noi stessi facilmente suggestionabili, oppure che la circolazione sanguinea delle nostre mani si sia fatta più intensa proprio in quel preciso momento in cui transitavamo su quella particolare zona corporea.
Per sapere esattamente se quello che abbiamo avvertito sia valido oppure no, dovremmo ripetere l’esperimento con il cosiddetto doppio-cieco, tanto usato nelle sperimentazioni scientifiche ma che, in campo naturopatico, ci si guarda bene dal voler insegnare e considerare, pena l’essere sbalorditivamente smascherati.
Nei nostri Corsi di Naturopatia Olistica approfondiamo molto bene questo concetto dando dimostrazioni in sala.
In questa sede cercherò di essere il più sintetico e comprensibile possibile.
Se, per esempio, si vuole valutare la validità di un farmaco, occorre tenere conto dei fattori di autosuggestione, sia di chi dona il medicinale, sia di chi lo riceve. Si prendono, allora, due campioni omogenei di pazienti. A uno di essi (gruppo sperimentale) si somministra il farmaco oggetto di studio e all'altro (gruppo di controllo) un placebo, ovvero una sostanza farmacologicamente senza valore, come per esempio una pillola di semplice zucchero. Ovviamente nessun paziente di entrambi i gruppi deve sapere se sta assumendo il farmaco o il placebo. Al fine di ottenere risultati attendibili, è necessario che nessuno dei due gruppi, neppure gli sperimentatori, conoscano le esatte informazioni. Nel caso della sperimentazione clinica, quindi, neppure i medici devono conoscere la natura della terapia somministrata.
Ad una signora che mi disse, perciò, di essere in grado di percepire il calore emanato dal corpo di una persona al solo avvicinamento delle proprie mani, chiesi se fosse disposta ad essere bendata. Dopo il suo consenso le dissi di far passare le proprie mani lungo una sagoma posta di fronte a lei e di dirci dove, esattamente, sentisse il calore, quindi l’infiammazione corporea. Di volta in volta rispondeva indicando una zona o un’altra: “Ecco, qui sotto, ora, sento un aumento di calore, molto probabilmente è l’apparato digestivo!” Lo diceva perché, sapendo di essere stata messa al centro della sagoma, lo stomaco e l’intestino dovevano presumibilmente trovarsi in quella posizione, cioè all’altezza delle sue mani che erano distese in senso orizzontale di fronte a lei.
Quando le tolsi la benda dagli occhi si rese conto che, di fronte, sdraiata sul lettino, non c’era una persona, bensì un gruppo di cuscini avvolti da una coperta.
Spesso, il desiderio di sentirsi importanti, capaci, gioca dei brutti scherzi alla nostra psiche, perciò il mio consiglio è di essere molto cauti con certe esaltazioni cerebrali.
Le persone, da noi, non hanno bisogno di diagnosi, quelle le sanno fare molto bene i laboratori scientifici. Hanno bisogno di amore e di attenzioni, di consolazione, di conforto e di incoraggiamento.
Un operatore Reiki non è un individuo che desidera diventare un supereroe, bensì una persone che, nel tempo, sviluppa un Cuore altamente compassionevole ed empatico.
Tratto dal Corso Reiki ad Offerta Libera dello Studio Gayatri di Monza
Natyan
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