POPOLARE PER COSA?
Mi disse: “quello lì è popolare, è famoso sai?”.
Io dapprima mi sono immaginato un personaggio dall’intelletto superdotato ma ho dovuto rendermi subito conto che si trattava invece di qualcuno sovrastimato: “è diventato famoso con quella roba lì, ma davvero?”.
A quanto pare basta essere un po’ eccentrici, scimmiottare qualcuno che abbia fatto strada con atteggiamenti posticci, scendere al livello intellettuale dei propri scadenti “seguaci” e la fama è assicurata.
Essere “sovradotati”, oggi, non è un requisito necessario, poiché è sufficiente ergersi a pochi millimetri dalle capacità neuronali dei propri simili per farsi notare.
Sono finiti i tempi in cui si diventava popolari e famosi a causa di meritevoli talenti o delle capacità artistiche al di sopra della norma.
Ma perché tanto successo con così poco?
Ha provato a rispondere chi è competente in materia.
Una massa sconosciuta è ben felice di poter pensare: “anch’io posso uscire dalla mediocrità dell’anonimato; se ce l’ha fatta quello lì, questa è la prova vivente che si possa vincere l’amara sensazione di sentirsi ignorati dal mondo!”.
Sembra che ci sia, da parte di molti, un bisogno disperato di identificarsi con soggetti studiati a tavolino, in modo alquanto bislacco, per avere una speranza di riscatto nei confronti di una società assente e indifferente.
Di certo qualche like in più a livello individuale può essere consolatorio, ma quanto può essere costruttiva tanta decadenza a livello collettivo?
Certi soggetti si dichiarano originali, unici, diversi da tutti, senza rendersi conto della disarmante banalità dei loro post, tutti uguali, omologati: “io non sono come gli altri, io mi distinguo dalla massa!”.
Tanto per cominciare se fossero davvero diversi non lo dichiarerebbero, come tutti fanno, “auto-selfandosi” nei social.
E poi, diversi in che modo? Diversi da cosa? Basta un po’ di eccentricità imitata da tutti per sentirsi davvero diversi?
Voglio dire, non è che ci si possa sentire unici e originali solo perché lo si dichiari ai quattro venti postando foto che hanno in verità ben poco di diverso dagli altri milioni di foto che circolano nei social.
Hai affrontato un rinoceronte a mani nude e lo hai messo al tappeto con una mossa di judo? Ti sei esibito alla Scala di Milano vestito da pagliaccio durante la prima di un’opera lirica? Macché, ti sei fatto un selfie con un nuovo tatuaggio o un orecchino al naso o, più ancora, con un paio di jeans firmati dichiarando di essere unico e questo dovrebbe bastare per essere credibile?
Vabbeh, se avessi almeno comprato mille paia di ciabatte per un millepiedi e fossi riuscito a fargliele indossare potrei anche credere che tu abbia avuto un’idea originale, ma per il resto?
Laddove tutti dichiarano di essere diversi è fin troppo chiaro che di diverso non ce ne sia nemmeno uno, giusto?
Il fatto di avere un momento di celebrità in un social non attesta che io non possa essere tagliato fuori dal resto del mondo.
Credo sia bene farsene una ragione per non correre il rischio di lasciare fuori di noi le persone che potrebbero diventare davvero importanti per il nostro cuore e per il nostro spirito.
Tratto dal Corso: Counseling Filosofico – Diventa Consulente Filosofico
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natyan
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